Sono di seguito riportati i contributi che alcuni colleghi hanno inviato attraverso l'apposito spazio.

17/03/03
Contributo personale: Trovo molto interessante ed utile la ricerca. Spero che i dati vengano diffusi e che si apra un dibattito nella nostra comunità professionale convinto come sono che, nei momenti critici del nostro operare, spesso comunichiamo più quello che "siamo" di quello che sappiamo, e la nostra salute mentale non ha poi molto a che fare con le nostre conoscenze in senso stretto. Piuttosto con una costante riflessione emotiva e relazionale sul nostro ruolo sociale sia nei risvolti pubblici che privati.
Un ringraziamento per il vostro lavoro.
Nicola Artico
darticon@sysnet.it

27/01/03
Contributo personale: Lavoro in un CSM e ritengo opportuno che l'argomento venga trattato nei luoghi di lavoro.
Anonimo

6/05/02
Contributo personale: Penso che il problema più grave per chi svolge professioni d'aiuto sia quello di andare incontro ad un distacco emozionale nel rapporto con l'utente. Ciò potrebbe capitare soprattutto laddove ci sia un netto contrasto tra le aspettative dell'operatore in merito alla propria professione e le scarse risorse messe a disposizione dalla struttura organizzativa in cui lavora; spesso,soprattutto nel settore pubblico, non c'è una comunanza di obiettivi: l'operatore coscienzioso vorrebbe mirare alla qualità delle prestazioni effettuate, mentre la struttura organizzativa è più interessata all'aspetto quantitativo. Tutto ciò genera nell'operatore sentimenti di impotenza, frustrazione e inutilità che andranno a minare la relazione con la persona che chiede aiuto. Ritengo quindi di fondamentale importanza creare delle occasioni di incontro e di confronto su queste problematiche anche, e soprattutto, all'interno del proprio contesto lavorativo al fine di acquisire una maggiore conoscenza del proprio mondo interno e delle proprie emozioni. Sono convinta che dare spazio alla propria componente emotiva, imparare a conoscerla e soprattutto a condividerla con gli altri possa davvero valorizzare al meglio la nostra professione.La strada da percorrere è ancora lontana ma riflettere sulla ricchezza che le nostre emozioni positive e negative possono offrirci è un'esperienza che dobbiamo imparare a riconoscere se vogliamo che il nostro aiuto sia davvero valido e professionalmente corretto.
Grazie per il lavoro che fate.
Arianna Cusumano

21/04/2002
Contributo personale: Mi sono occupato del burn out nelle "professioni d'aiuto", attraverso seminari specifici e la pubblicazione di un libro "psicoanalisi e professioni d'aiuto", edito da TEDA, nel 1996.
Anonimo